giovedì 16 ottobre 2008

Il disegno come rituale

Il disegno è un rituale, un gesto riparativo, uno strumento simbolico di attivazione di forze risanatrici interne. Disegnare è conoscere, è pensare, è metabolizzare. Il disegno è un pensiero non verbale, è un mezzo di comunicazione con il corpo, con la parte profonda e più antica di noi. Il disegno permette di narrare in modo nuovo la propria storia, disegnando possiamo colelgare esperienze altrimenti percepite come frammentarie.

Dalla serie: gente che fotografa 

L’arte ha molto a che fare con il disimparare

“L’arte ha molto a che fare con il disimparare, con la grande difficoltà della mente umana a uscire dal seminato, ovvero a agire contro se stessa per istituire discontinuità. A quali condizioni la mente umana accede a un breakdown creativo, quanta difficoltà incontra ad agire contro se stessa per riuscire a mettere in discussione l’ordine, essendo prevalentemente vocata a costruire ordine e a mantenere ordine e a preservare ordine …” Ugo Morelli

mercoledì 15 ottobre 2008

Trovare se stessi attraverso la creatività

Ogni persona, ogni artista ha qualcosa che lui solo può esprimere in un certo particolare modo, qualcosa che nessun altro può dire come lui, qualcosa che si manifesta e si rende leggibile attraverso la pratica e che, opera dopo opera, può divenire sempre più esplicito e inconfondibile. La strada della creatività porta a trovare se stessi, il proprio segno, il proprio stile, a riconoscerlo e a svilupparlo. Modalità espressive personali necessitano - per manifestarsi - di un lavoro di scavo, di pulitura, di ritrovamento. E’ difficile all’inizio riconoscere le qualità e il valore di quello che facciamo. L’espressione personale è qualcosa di conosciuto ed estraneo nello stesso tempo, ci è familiare e ci sorprende per la novità che rappresenta, ci sfugge. Ha caratteristiche nuove e non immediatamente collocabili che in genere non sappiamo apprezzare – non somigliano al nostro ideale. Per sfuggire all’incertezza facciamo riferimento a modelli esterni, cerchiamo di imitare altri artisti, prendiamo a prestito le loro opere. L’imitazione è un atteggiamento fondamentale dell’esistenza, il bambino impara imitando, l’allievo imita il maestro, studia i capolavori dei grandi artisti, prova a sperimentare le loro tecniche, assimila. Non è un essere isolato nel tempo e nello spazio ma conosce il proprio punto di partenza, è consapevole di tutto il patrimonio di lavoro lasciato da chi è venuto prima di lui. A un certo punto, però, se non si libera dell’abitudine all’imitazione resta intrappolato in stilemi ripetitivi e inespressivi e si allontana da sé. E’ indispensabile saper imitare, comprendere fino in fondo, metabolizzare il lavoro di altri per poi staccarsi e sperimentare liberamente, inventare, rischiare.

Il counseling per l'arte

Il counselor artistico usa l’arte come via di conoscenza, come pratica esplorativa non verbale per sé e per il cliente. Il suo lavoro si basa sui principi generali del counseling, su competenze di tipo artistico e sulla conoscenza dei comportamenti psicologici più comuni collegati alla creatività e all’arte. Il counselor ha il compito di aiutare l'artista a trovare la propria espressione individuale, a mettere a punto il proprio metodo, a focalizzare limiti e punti di forza. L'attività artistica favorisce il contatto con se stessi, il confronto con ciò che si è, con le qualità che caratterizzano ogni individuo, l’art counselor è dotato degli strumenti necessari per accompagnare il cliente lungo tutto il percorso.

L'arte serve a chi la fa

Da dove nasce il desiderio di disegnare, modellare, filmare, fotografare, riprodurre, rappresentare la propria realtà? Perché i bambini amano disegnare la mamma, il papà, se stessi e di nuovo la casa, la famiglia, passando ore e ore a fermare su un foglio e dentro di sé il loro mondo? Quale necessità porta le persone a riprodurre graficamente la vita? Una delle ragione per cui la pratica dell'arte è così diffusa è che l'arte serve a chi la fa. L'artista è spinto soprattutto dal proprio bisogno di creare, di sperimentare, inventare, scoprire, confrontarsi con se stesso, con i propri limiti e con il mondo.

La guida artistica

La guida artistica ha un ruolo delicato, è una figura che accompagna senza forzare, una figura che non sa e non dice cosa fare, non ha la verità ma aiuta il cliente a trovare la propria. Pur conoscendo molti aspetti del processo creativo e molti modi per superare gli ostacoli più comuni non somministra soluzioni preconfezionate, non conosce la direzione del percorso del singolo allievo ma, accompagnandolo e sostenendolo nella ricerca, lo aiuta a trovarla in se stesso. Per fare questo la guida deve mettere a tacere il proprio modo di concepire il mondo, deve sospenderlo, saper osservare, leggere i segni, sintonizzarsi, ascoltare. Non offre certezze ma pone domande al fine di suscitare nel cliente l’abitudine a cercare dentro di sé le risposte. In questo modo può aiutarlo a trovare la propria espressione individuale.
ciaooo