“Scoprì che la vera finalità dell’arte non è creare oggetti belli. Essa è piuttosto una tecnica conoscitiva, un modo per indagare più a fondo la realtà fino ad individuarvi il proprio ruolo: quali che siano i valori artistici di una singola tela, essi costituiscono quasi un sottoprodotto casuale dell’impegno nello sforzo di arrivare al cuore delle cose”.Così si esprime uno dei protagonisti di Moon Palace (Paul Auster, Einaudi 1989) un pittore che, per una serie di circostanze, si trova costretto a vivere in totale solitudine, circondato da una natura selvaggia. Ha del materiale per dipingere a disposizione. Inizia a lavorare, la sua pittura non ha obiettivi precisi né riferimenti esterni. Il ricordo delle accese discussioni tra colleghi fatte in passato con l’andare dei giorni perde di senso – sa che non mostrerà a nessuno il risultato del suo lavoro. Pian piano dimentica l’aspetto comunicativo dell’opera e si immerge in un fare privo di intenzioni. Liberato dagli antichi condizionamenti scopre un significato profondo dell’arte, la sua capacità di farlo arrivare “al cuore delle cose”. Paul Auster mette in evidenza un aspetto importante dell’arte, quello di essere prima di tutto una tecnica conoscitiva, “un modo per indagare più a fondo la realtà fino ad individuarvi il proprio ruolo”. Il fare artistico, slegato da esigenze espositive e di mercato diventa un esercizio di osservazione della realtà, un atto fenomenologico orientato all’educazione dello sguardo, una pratica di pura presenza a sé stessi e al mondo. La pratica artistica è una palestra formidabile, può essere intenzionalmente usata per questo scopo in quanto permette di entrare in contatto con sé stessi e di confrontarsi con ciò che si è, con le qualità e i limiti che caratterizzano ogni individuo, permette di allenare il proprio sguardo per “arrivare al cuore delle cose”. L’arte è una via di conoscenza, una strada maestra verso sé stessi. La strada della creatività porta a trovare sé stessi, il proprio segno, il proprio stile, a riconoscerlo e a svilupparlo. L'espressione personale ha bisogno, per manifestarsi, di un lavoro di scavo, di pulitura, di scoperta di sé, richiede un lavoro mirato e la pratica artistica può essere uno strumento potente in questo senso, inducendo a fare i conti con sé stessi e a individuare le peculiarità che contraddistinguono ogni persona. E’ difficile procedere lungo il percorso dell’arte senza confrontarsi con le proprie capacità, con i propri limiti, con le risorse disponibili - con la propria unicità - nel bene e nel male. Ogni persona, ogni artista, ha qualcosa che lui solo può esprimere in un certo particolare modo, un tratto distintivo che si manifesta e si rende leggibile attraverso la pratica, opera dopo opera, divenendo sempre più esplicito e inconfondibile. Per arrivarci è necessario liberarsi gradualmente dalla tendenza ad applicare meccanicamente soluzioni date. La comprensione dei meccanismi inconsapevoli e l’analisi degli stereotipi applicati all’espressione artistica facilitano la libera espressione di sé e rafforzano la capacità di rinnovare ogni volta il proprio lo sguardo sul mondo.
venerdì 24 aprile 2009
L'arte per conoscersi
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

0 commenti:
Posta un commento
Posta un commento