venerdì 23 aprile 2010

II. La pagina bianca per rispecchiarsi


Daniel Stern, uno psichiatra americano, ha studiato a lungo la comunicazione madre-bambino. Osservandoli interagire ha notato che ad un gesto, un verso, un atteggiamento della madre il bambino risponde ripetendo lo stesso verso, lo stesso gesto. Ma non si tratta di pura imitazione, il bambino ripetendo il gesto della madre sceglie un modo un po’ diverso di riprodurlo. Ogni volta introduce una variazione, lo cambia un po', lo fa proprio, lo rende personale, unico.

L’imitazione non basta, ci vuole una sorta di variazione. E’ lei che, attraverso quello che Stern chiama sintonizzazione, causa l’effettivo luogo nel quale si forma l’autonomia del sé, che dapprima è certamente imitativo. Carlo Sini, convegno di Nonterapia, Milano 2008

Il bambino costruisce il senso del proprio sé attraverso il continuo rispecchiare e essere rispecchiato dalla madre ma per definirsi come individuo, per individuarsi introduce variazioni. Personalizza, diciamo, il rispecchiamento del gesto altrui. Lo fa proprio mutandolo. Come uno specchio che non restituisce fedelmente l’immagine ma la deforma personalizzandola, il bambino si personalizza, si soggettivizza.

Continuiamo per tutta la vita a rispecchiarci negli altri e a rispecchiare gli altri. Essi ci rimandano immagini di noi deformate (nel rispecchiamento si sovrappone la loro variazione, la loro personalità, il loro punto di vista) ma necessarie alla percezione del nostro sé. Quante volte il commento di una persona ci ha fatto “aprire gli occhi” su qualche aspetto di noi stessi che non avevamo visto! Per definirci, per individuarci abbiamo bisogno di rispecchiamento. 

La mente riflette avvalendosi di una superficie in cui rispecchiarsi. E’ capitato a tutti di aver preso la penna e iniziato a scrivere e, grazie alla scrittura, vedere che il nostro pensiero confuso si è chiarito. La pagina bianca, il foglio, la tela sono strumenti di riflessione. Non sono neutrali, anch’essi hanno caratteristiche che condizionano l’immagine riflessa, ma sono ottimi alleati. Sono luoghi di proiezione dei propri schemi ma anche occasione di tabula rasa su cui creare una nuova storia e scoprire un nuovo punto di vista posto al di fuori di noi.

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